Nel 2025 la rete Caritas in Italia ha accompagnato 282.539 persone, assimilabili ad altrettanti nuclei familiari. È il valore più alto mai registrato dall’Osservatorio Caritas e segna un aumento dell’1,7% rispetto al 2024. I dati arrivano dal Report statistico nazionale 2026 “La povertà in Italia secondo i dati della rete Caritas”, costruito sulla rilevazione di 3.520 servizi informatizzati distribuiti in 206 diocesi italiane, pari al 94,5% del totale.
Il quadro che emerge è quello di una povertà che non appare più episodica, ma sempre più stabile. Nell’ultimo decennio, dal 2015 al 2025, le persone accompagnate dalla rete Caritas sono aumentate del 48%, con un incremento particolarmente marcato nel Nord Italia, pari al 61,8%.
A preoccupare non è solo la crescita numerica, ma la durata delle situazioni di bisogno: il 28,1% degli assistiti è seguito da Caritas da almeno cinque anni. Quasi tre persone su dieci, dunque, vivono una condizione di fragilità prolungata, dalla quale risulta difficile uscire. Nel testo introduttivo del rapporto, il direttore di Caritas Italiana don Marco Pagniello richiama proprio la necessità di trasformare i dati in una “possibilità di fare advocacy”, perché possano aiutare “la democrazia a correggersi”.
La povertà economica resta il bisogno principale: riguarda il 78,1% delle persone che si rivolgono ai centri Caritas. L’ISEE medio degli assistiti si attesta a 4.974 euro annui e oltre il 65% dei nuclei si colloca sotto i 6.000 euro. Secondo il rapporto, la crescita dell’ISEE medio rispetto agli anni precedenti non segnala un miglioramento delle condizioni economiche, ma l’allargamento della platea delle famiglie in difficoltà, che coinvolge anche nuclei con redditi leggermente superiori rispetto a quelli tradizionalmente intercettati dalla rete.
Tra gli elementi più rilevanti figura il lavoro povero. Quasi la metà degli assistiti risulta disoccupata, ma il 24% ha un’occupazione che non garantisce risorse sufficienti per vivere dignitosamente. Dieci anni fa gli occupati rappresentavano il 13,3% degli assistiti: il dato segnala che il lavoro non è più, da solo, una garanzia di protezione dalla povertà.
Il rapporto dedica un’attenzione specifica al nesso tra povertà e salute. Secondo gli ultimi dati Istat riportati da Caritas, 5,8 milioni di italiani, pari al 9,9% della popolazione, hanno rinunciato almeno una volta a visite specialistiche o accertamenti diagnostici pur avendone bisogno, soprattutto a causa delle liste d’attesa e delle difficoltà economiche.
Tra le persone accolte dalla rete Caritas, nel 2025 il 16,1% – oltre 44 mila persone – presenta una fragilità sanitaria legata a malattie croniche, disabilità, problemi di salute mentale o condizioni aggravate dalla povertà e dall’esclusione sociale. In Basilicata la quota raggiunge il 32,1%. Dal 2015 al 2025 il numero di persone con fragilità sanitarie è cresciuto del 69,4%, mentre quello delle persone con disabilità e handicap è aumentato del 102,6%.
Il rapporto parla esplicitamente di “inequità di salute”: differenze evitabili e ingiuste nelle opportunità di prevenzione, cura e tutela del benessere, determinate dalla distribuzione diseguale delle risorse economiche, educative, abitative e relazionali. Le fragilità sanitarie raramente si presentano da sole: quasi sei persone su dieci con problemi sanitari cumulano tre o più ambiti di bisogno; nel caso della sofferenza mentale la quota sale al 78,7%.
Nel 2025 Caritas ha erogato quasi 5 milioni di interventi, con una media di circa 17 interventi per ciascun assistito. Tra questi, 76.279 hanno riguardato la sanità: visite mediche, distribuzione di farmaci, analisi ed esami clinici. A questi si aggiungono 36.928 azioni di orientamento e 18 mila interventi di consulenza e tutela dei diritti, relativi anche a pratiche burocratiche, misure di sostegno al reddito, cittadinanza digitale e assistenza legale.
Il dato sanitario si intreccia con quello abitativo. Nel 2025 la vulnerabilità abitativa coinvolge il 34,9% delle persone seguite: il 23,1% vive condizioni di grave esclusione abitativa, mentre l’11,8% fatica a sostenere i costi della casa, tra affitti, utenze e spese domestiche. Il fenomeno è in crescita rispetto al 2024 in entrambe le componenti.
Sul piano dell’advocacy sanitaria e sociale, uno dei dati più critici riguarda il rapporto con il welfare pubblico. Nel 2025 solo l’8% degli assistiti Caritas risulta in carico ai servizi pubblici territoriali. Il Mezzogiorno presenta i livelli più bassi di copertura: 1,2% al Sud e 2,1% nelle Isole, contro il 15% del Nord-Est.
Secondo Caritas, questi numeri indicano la presenza di ampie aree di bisogno solo parzialmente intercettate dal welfare locale, soprattutto nei territori caratterizzati da minore dotazione di servizi o maggiore vulnerabilità sociale. Da qui la richiesta, contenuta nel rapporto, di una maggiore integrazione tra politiche sociali, sanitarie e abitative.
Il rapporto segnala anche il peso crescente della solitudine. Nel 2025 quasi un assistito su tre vive da solo, a fronte di una quota nazionale del 19,9%. Le persone sole accolte dai Centri di ascolto sono aumentate del 74,9% in dieci anni, un incremento superiore a quello dell’utenza complessiva. La solitudine, evidenzia Caritas, può aggravare la difficoltà di accedere alle cure, seguire le terapie e mantenere comportamenti favorevoli alla salute.
La fotografia restituita dal Report statistico nazionale 2026 è dunque quella di una povertà che non riguarda solo il reddito, ma attraversa lavoro, casa, salute, relazioni e accesso ai diritti. Per Caritas, i dati non sono soltanto una misurazione del bisogno, ma uno strumento per orientare l’azione pubblica. Una chiamata alla responsabilità che riguarda istituzioni, servizi territoriali, comunità locali e sistema sanitario: perché la tutela della salute non può essere separata dalle condizioni sociali in cui le persone vivono.
